lE NOSTRE RADICI...

Poco dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, l'amministrazione provinciale pensò ad un Istituto Tecnico Professionale, che nacque con deliberazione il 9 marzo 1869.

Il nuovo istituto comprendeva quattro specializzazioni in Agrimensura, commercio e amministrazione, ragioneria, costruzioni meccaniche. L'insegnamento era praticato, da nove insegnanti, nelle seguenti materie: fisica, meccanica e costruzioni; chimica e merceologia; disegno e geometria descrittiva; economia, statistica, diritto e estimo; storia naturale ed agronomia; ragioneria e computisteria; lettere italiane; geografia e storia; lingue straniere.

La sede scelta era in Borgo Schiavini (ora via C. Leoni) dove oggi vi è la sede dell'Istituto Pollini. Negli anni successivi l'istituto andò crescendo e trasformandosi finchè, nel 1877, passò dalle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio a quello dell'Istruzione e - con Regio Decreto del 31 agosto n°4068 - nel 1886 fu concessa la regificazione


    Nel 1882, anno in cui fu spostata la sede dov'è tutt'oggi, in via Sperone Speroni, l'Istituto venne intitolato all'esploratore Giovanni Battista Belzoni. Già nell'anno scolastico di apertura esso ebbe 21 iscritti; gli studenti crebbero rapidamente fino alla prima guerra mondiale, per la chiamata alle armi dei ragazzi non ancora ventenni ed anche per l'abbandono della città di molti Padovani (nel 1917). Subito dopo la guerra l'Istituto rifiorì, tanto che già nel 1922 gli allievi erano 552, divisi in 17 classi. L'istituto è stato sempre al passo con i tempi, dando particolare importanza al rinnovamento delle attrezzature: è possibile seguire questa linea del tutto "Belzoniana" visitando il laboratorio "Old Belzoni" in cui sono gelosamente conservati i vecchi strumenti di analisi e di lavoro del settore, utilizzati via via negli anni dagli studenti. Dal 1997 l’ITG “Boaga” di Cadoneghe è stato associato all’ITG “Belzoni". L’Istituto “Boaga”, nato nel 1975, sorge a nord di Padova, nel territorio del Comune di Cadoneghe che negli ultimi decenni ha  conosciuto un intenso processo di urbanizzazione ed antropizzazione sulle tracce - ancor oggi conservate - dal reticolato romano. Di qui la denominazione dell'Istituto "Belzoni-Boaga". 

Dall'anno scolastico 2016/2017 l'Istituto mantiene solo la sede centrale IT BELZONI rimanendo il polo tecnico più importante e significativo - per questo specifico indirizzo di studi - nella Provincia di Padova.

 

Giovanni Battista Belzoni

è stato un esploratore pioniere dell'archeologia e un viaggiatore italiano. È considerato una delle figure di primo piano dell'egittologia mondiale. 

Nacque a Padova nel 1778 in una famiglia molto modesta. Lavorò molto giovane nella bottega del padre come barbiere; a 16 anni si trasferì a Roma, interessandosi soprattutto di idraulica, ma cominciandosi anche ad accostare all’archeologia, forse sotto il fascino delle rovine dell’antica Urbe. Si trasferì poi a Parigi, dove si mise vendere per strada immagini sacre e altri oggetti. Passò poi a Londra, dove si sposò con Sarah, una giovane irlandese. Qui sfruttò la sua corporatura robusta, l’altezza notevole (m 1,95) e la muscolatura possente per fare spettacoli: il primo (1803) lo vedeva protagonista con il nome di “Sansone della Patagonia”. Viaggiò poi in Spagna, Portogallo, Sicilia e Malta, allestendo anche spettacoli di idraulica applicata, creando giochi di acqua e di fuoco, che ebbero molto successo nel mondo del teatro.

Nel 1815, durante un soggiorno nell’isola di Malta venne a sapere che il viceré d’Egitto, Mohammed Ali, era alla ricerca di nuove soluzioni nel campo di idraulica per risolvere problemi legati all’irrigazione. Si decise così a partire per il paese africano per mettere a disposizione le sue conoscenze nel campo.

Fu l’inizio di una nuova vita. Belzoni presentò al sovrano una macchina di sua invenzione per il sollevamento dell’acqua, macchina che però non ebbe il successo sperato. Ma in Egitto Belzoni ebbe modo di conoscere il console generale britannico, Henry Salt, che era anche un amante dell’archeologia egizia, il quale gli commissionò il trasporto, dal tempio funerario di Qurneh (Tebe ovest) al British Museum di Londra, di una statua colossale di Ramesse II. Sfruttando le sue conoscenze di ingegneria idraulica, piuttosto che le sue scarse nozioni archeologiche, Belzoni riuscì a portare a compimento l’impresa, che segnò l’inizio di altre “imprese” archeologiche. In un momento in cui l’egittologia era ancora agli inizi e in cui la scrittura geroglifica non era stata decifrata, Belzoni si mise a viaggiare per il Paese scoprendo monumenti di grande valore, dedicandosi a scavi e a prospezioni archeologiche in zone anche poco note. Arrivò ad Abu Simbel, iniziando lo scoprimento del tempio di Ramesse II; asportò da File un obelisco, che si rivelò poi di grande importanza per la decifrazione della scrittura egizia; condusse scavi nel tempio di Mut a Karnak, da dove prelevò alcune bellissime statue; cominciò ad esplorare la necropoli della Valle dei Re, scoprendo le tombe di Ramesse I e di Sethi I (ottobre 1817). Nel marzo del 1818 penetrò nella piramide di Chefren, che si pensava massiccia, e l’evento suscitò in Inghilterra un tale entusiasmo, che venne coniata una medaglia commemorativa dell’evento. Esplorò anche la città di Berenice sul Mar Rosso e l’Oasi del Fayyum. Molti sono i meriti di Belzoni; tra questi “prudenza estrema nello stabilire la datazione di un monumento…sobrietà e precisione nelle descrizioni… assenza di interpretazioni avventate degli oggetti, e di ogni mitizzazione degli antichi Egiziani”. “Notevoli furono l’impegno nel ricopiare e ricalcare in cera buona parte dei bassorilievi della tomba di Seti I, come pure, rintracciata la città di Berenice, la cura nel rilevare la zona e abbozzare un tentativo di datazione in base ai dati del tempio ivi rinvenuto; precisione e metodo il B. dimostrò nell’apertura della piramide del re Chefren, riuscendo nell’impresa attraverso un attento esame della struttura interna della piramide di Cheope (sv. Belzoni, Giovanni Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani, 8, Roma 1966, p. 98).

Nel 1819 Belzoni fece ritorno in Inghilterra, avendo procurato al British Museum importanti monumenti egizi, grazie ai quali la modesta collezione egizia era diventata molto importante. Altri cimeli vennero dati a Cambridge, a Bruxelles, a Padova.

La relazione dei suoi viaggi fu scritta in inglese in quegli stessi anni, corredata da un bellissimo volume di tavole. Il racconto ebbe un notevole successo, così come la mostra, allestita nella Egyptian Hall di Piccadilly dei calchi grafici tratti dalla tomba di Sethi I.

Ai primi del 1823 Belzoni partì nuovamente per l’Africa per conto dell’Associazione africana con sede a Londra. Nel dicembre dello stesso anno, mentre si trovava nel Benin morì, colpito da malattia.